From Passion to Profession
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1. Scrivere


"Ho trovato il suo manoscritto buono e originale. Ma dov'è buono, non è originale. E dove è originale non è buono"
(biglietto standard con cui Samuel Johnson liquidava gli scrittori esordienti).

Il giornalista? Il modo migliore di guadagnarsi da vivere senza lavorare. Ci sono più scrittori che lettori. Pubblicare un libro è uno dei cinque sogni più diffusi al mondo. Tanti sono i detti riguardanti lo scrivere. Tantissimi sono quelli che hanno provato a trasformare lo scrivere in un mestiere. Molti ci sono riusciti. E soprattutto, grazie alla diffusione di internet e allo sviluppo di nuove tecnologie, ancora di più ci possono riuscire.

Per chi diventa scrittore professionista si possono aprire molti scenari. Spesso infatti gli scrittori sono autori di libri, collaboratori con giornali e riviste, titolari di blog e a volte anche autori di sceneggiature per cinema e tv. A questo poi si aggiungono poi le "ospitate" a pagamento, in eventi, seminari, incontri con il pubblico. E mettendo insieme più fonti di reddito si possono raggiungere cifre davvero ragguardevoli. Senza considerare poi forse il vero grande vantaggio: la libertá dall'ossessione degli orari e, cosa che non guasta, il venire circondati da un'aura di fascino che forse solo il mestiere di scrivere concede ai propri eletti.

Guadagnare scrivendo è un sogno, la cui realizzazione arriva spesso da strade molto diverse. C'è chi ci riesce superando mille rifiuti, chi arriva da strade lontane, chi ci arriva per caso. Riviviamo alcune storie più o meno note e curiosità legate alla realizzazione del sogno di scrivere. E chi ci vuole dare fiducia è invitato ad iscriversi: "From Passion to profession per trasformare lo scrivere in una professione".

Rifiuti celebri

18 Numero delle case editrici che hanno rifiutato negli Stati Uniti uno dei più grandi best seller della storia: Il gabbiano Jonathan Livingston

Disoccupata al tavolino di un bar
Viveva dei sussidi dello Stato, divorziata, trascorreva le sue giornate a scrivere in un bar di Edimburgo. Completata la stesura invió la sua opera a un editore. Rifiutata. Riprovó con un altro. Nuovo rifiuto. Andó avanti con un terzo, un quarto, fino ad arrivare a otto rifiuti. Ma il nono le aprì le sue porte e provó con una piccola tiratura di un migliaio di copie. Il test andó bene. E la disoccupata divenne in poco tempo più ricca della Regina Elisabetta, con un patrimonio di circa 840 milioni di euro. Era Joanne Rowling, autrice della saga di Harry Potter.


Video: folla impazzita passa la notte davanti alla libreria in attesa dell'uscita dell'ultimo libro della saga di Harry Potter.


"Mi piace come scrivi, peccato che scrivi idiozie"
Aveva inviato a Goffredo Fofi un racconto metafisico e surrealista ricevendo questa risposta: "Mi piace come scrivi, peccato che scrivi idiozie, ho visto da dove mi hai spedito la lettera. Affacciati alla finestra e dimmi cosa vedi [...] Poi rispediscimi tutto, e ne riparliamo". Lui ha accettato il consiglio. Si è affacciato dalla finestra e ha descritto la realtà della sua terra flagellata dalla Camorra. Era Roberto Saviano, autore di Gomorra.

Rifiuti che hanno fatto storia
• «Non adatto al mercato dei giovani» (Moby Dick, Melville)
• «Irritata da questo liceale a disagio che si gratta i foruncoli» (Virginia Woolf, allora editor per la Hogarth Press, respingendo l'Ulisse di Joyce)
• «Il suo libro non interessa a nessuno» (motivazione del rifiuto dalla W.H. Allen&Company per Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth , destinato a superare i dieci milioni di copie)
• Il manoscritto del Signore degli Anelli di John R.R. Tolkien fu rifiutato da tre editori: la prima tiratura nel 1954 fu di sole 3.500 copie.
Cent'anni di solitudine di García Márquez venne rifiutato dalla Seix Barral di Barcellona, sgarbatamente rispedito al mittente con la sigla di «un oscuro funzionario».
• Il primo libro con Sherlock Holmes, ricorda lo stesso Conan Doyle, «tornava indietro con la precisione di un piccione viaggiatore».

Scrittori per caso

La vendetta dell'assistente
Finiti gli studi alla Cornell University non aveva chiaro che cosa avrebbe fatto da grande. Le piaceva scrivere, si interessava di moda. Fu presa per uno stage come assistente in una delle riviste più celebri del mondo: Vogue America. Un lavoro da sogno? Un inferno piuttosto. Da cui è scappata al più presto. Ma grazie a quel periodo di inferno ha realizzato il suo sogno più grande. Si tratta di Lauren Weisberger, scrittrice statunitense, divenuta celebre per il bestseller Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada), la storia di un'assistente in una grande rivista di moda, di cui è stata realizzata una trasposizione cinematografica con Meryl Streep, e Anne Hathaway e alcuni camei d'eccezione come Giselle Bundchen e Valentino".


Video: Dal film "il diavolo veste Prada". Il capo ha sempre ragione


Vie traverse

Qual è il percorso giusto per diventare un romanziere di successo?
Sembrerebbe da dire tutto tranne questo: abbandonare gli studi poco dopo la terza media. Lavorare per anni come panettiere nella forneria del padre. Poi fare il barista e provare la carriera di cantante. Risultati? Modesti su tutti i fronti. Al protagonista di questa storia restano la simpatia e la voglia di farcela: entra in una radio come Dee Jay. Poi in televisione come inviato d'assalto. Finalmente il successo. Che gli consente di fare ció che più amava: scrivere romanzi (potendo facilmente trovare un editore). È Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo: suoi alcuni dei romanzi più venduti negli ultimi anni in Italia.

"Sono andato in Patagonia"
Anche lui è arrivato da lontano. Aveva iniziato nel 1958 a lavorare per Sotheby's, la casa d'aste londinese, divenendone presto l'esperto impressionista. Aveva gusto per l'arte, ma a 26 anni ebbe problemi alla vista. Un oculista lo rassicuró: i suoi occhi erano a posto, peró gli consiglió di smettere di osservare i quadri così da vicino e di alzare lo sguardo "verso l'orizzonte". Buona idea!, si disse il ragazzo, che abbandonó il lavoro e si iscrisse ad Archeologia con l'intento di viaggiare per il mondo alla ricerca di reperti antichi. Nel 1973 fu assunto dalSunday Times Magazine come consulente di arte e architettura. A Parigi si trovó ad intervistare l'architetto novantatreenne Eileen Gray nel suo studio di Parigi e fu lì che ebbe modo di notare una mappa della Patagonia che lei aveva dipinto. "Ho sempre desiderato andarci" le disse Bruce. "Anche io" rispose lei. "Ci vada, al posto mio". Lui partì subito per il Sud America e appena arrivato a destinazione ne diede l'annuncio, insieme alle proprie dimissioni, al giornale, con un telegramma: "Sono andato in Patagonia".

Passó sei mesi in Patagonia e il risultato di questa esperienza fu un libro divenuto di culto, In Patagonia (1977), che consacró la fama di Bruce Chatwin come scrittore di viaggi.

Nèo
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Nèo Stefani Mirani

Stefania Mirani

33 anni - Italy
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