Néo: ART NO COST - Artisti a Budget zero
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4. L’ARTE A PORTATA DI MANO: DAL TRUSH AL SUBLIME


In un sistema dell’arte assediato da bisogni economici, ci sono persone per cui l’opera d’arte è svincolata da qualsiasi legame con il dio denaro. Biennali Zero Budget che sfidano le Biennali high budget, artisti di fama internazionale che utilizzano la spazzatura per comporre le loro opere d’arte.

THE ZERO BUDGET BIENNAL

Milano, Londra, Berlino, Parigi. “Biennali che mettono la parola fine alle biennali così come le conosciamo”. Le ZBB tentano semplicemente di offrire al pubblico, e agli artisti, un’alternativa indipendente. Se solitamente le biennali veicolano specifici temi, politici e sociali, le ZBB si definiscono per il loro carattere assolutamente anti-programmatico. Se le prime generalmente promuovono il turismo e innescano meccanismi commerciali, le loro sorellastre si caratterizzano per le “emissioni zero” proponendo “uno show apertamente non redditizio e generando un capitale culturale di dubbia spendibilità”. Il tutto con meno di un quarto di dollaro. L’unico requisito per esporre è che nessuno, riferito sia agli artisti che ai curatori, abbia avuto una precedente esperienza in una biennale.

Video: ZERO BUDGET PERFORMING ARTISTS (7 minuti)

Esempi di artisti a impatto zero (economico)

VIK MUNIZ, DAL TRASH AL SUBLIME

La spazzatura che diventa arte. Sempre che a modellare i rifiuti siano le mani, e la mente geniale, di Vik Muniz, artista visuale nato a San Paolo del Brasile ma cresciuto professionalmente a New York. Muniz deve il suo successo a materiali umili e quotidiani come la cioccolata, il burro e i pomodori, che utilizza per comporre immagini di opere famose per poi fotografarle. Il suo ultimo esperimento ha riguardato la spazzatura. L’artista ha infatti trascorso tre anni nella discarica di Jardim Gramacho, nella periferia di Rio de Janeiro, e ha creato delle opere d’arte utilizzando i rifiuti, al fianco dei cosìddetti “catadores” che vivono riciclando l’immondizia. L’intero ricavato delle sue opere (250.000 dollari) è stato devoluto ai ragazzi di Jardim Gramacho e nel 2010 il suo lavoro “sul campo” è diventato un documentario dal titolo “Waste Land”.

Video: IL TRAILER DI WASTE LAND (3 minuti)

I rifiuti nuova forma di ispirazione?

RACHEL PERRY WELTY: DAGLI SCARTI DEL MONDO VIRTUALE

Ricevute, etichette adesive e fil di ferro plastificati. Ma soprattutto scarti virtuali della vita virtuale del mondo del web: gli aggiornamenti di stato di Facebook, le e-mail indesiderate o le registrazioni di messaggi sbagliati in segreteria. Sono queste le materie prime utilizzate da Rachel Perry Welty, viaggiatrice instancabile nata a Tokyo, che pesca a piene mani dai rifiuti del nostro tempo per creare tappezzerie optical su cui prendono vita e sostanza immagini di donne coperte da grandi vestiti policromatici. Definita un’artista delle piccole cose, la Welty utilizza Twitter come piattaforma privilegiata per le sue performance.

Video: RACHEL PERRY WELTY (7 minuti)

L’arte concettuale di Rachel Perry Welty

Nèo Giuliana Sias

Giuliana Sias

Bologna
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