WHAT'S NÉO A HORGHADA?
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La top 5 di Laura Sanna


In diretta dai neoreporters di tutto il mondo. Per segnalare 5 cose néo (curiose, originali, di tendenza, interessanti) che stanno emergendo nella tua cittá, iscriviti a neoreporters.com e rispondi all'intervista da reporter internazionale.

1. COLAZIONE SPEZIALE

Paese che vai, colazione che trovi. Se sei abituato a cappuccino e cornetto molto probabilmente ti si chiuderà lo stomaco inizialmente: il menua Horghada offre felafel, polpette fritte a base di fave o ceci tritati con cipolla, aglio e coriandolo (nei Paesi arabi non mancano mai le spezie, bisogna sapersi arrendere), raccolto nel tipico pane circolare non lievitato e accompagnato da verdurine varie, che si può abbinare a seconda dei gusti. In realtà, una volta provato, non è affatto pesante (in fondo sono verdure!!) e alla fine ci si sente soddisfatti, ma non otturati. I banchetti in cui trovarli stanno sulla strada, a milioni. A volte li si trova in giro, dotati di rotelline: ricordano i venditori semivaganti di hotdog a New York.

2. IL RAVE MATRIMONIALE

Come nel resto del mondo anche qui arriva per ogni signorina il giorno più importante. L’età media per sposarsi oscilla molto, ma si parte già intorno ai 16 anni, quando il fidanzamento arriva al capolinea. Ora bisogna fare un excursus: l’Egitto è un Paese grande, è il più occidentale tra i suoi simili, e al suo interno si trovano molte realtà diverse, più o meno legate alla tradizione. È comune incontrare la giovane che studia all’università ed esce la sera con gli amici, truccata e vestita in jeans, come una in abito tradizionale che vive e vegeta nella casa dei suoi fino al matrimonio. Ma per quasi tutte arriva il grande momento. Ora, parlando delle famiglie più tradizionali, la loro bambina si sposa tra i 16 e i 22-23 anni, con un uomo coetaneo o più vecchio scelto dai genitori, col quale ha avuto dei contatti piuttosto blandi, in quanto è sempre stato presente qualcuno della famiglia durante i loro incontri. Insomma il matrimonio egiziano è tuttora un terno al lotto quanto ad affinità di coppia. Ebbene, matrimonio significa festa e festa significa molti invitati: partecipa tutto il quartiere, tutta la famiglia (in certi centri urbani tutta la famiglia vuol dire davvero tutto il villaggio) e con un livello di baldoria impressionante. Immaginate di venire invitati e di aspettarvi un clima di felicità sommessa: scoprirete un muro di casse né più e né meno di quello che troverete a un rave, ma con uno stile di musica molto diverso, e una folla che balla: le donne festeggiano con lo zagharid, il tipico verso fatto con la lingua, mentre gli uomini si affrontano nella danza delle spade. Gli sposi, una riproduzione al naturale di quelli della torta, dato l’abito superoccidentale, esattamente come le due statuine, stanno in alto: hanno un palco, dal quale osservano, chiacchierano con gli ospiti, ballano. E auguri a tutti!

Video. CAIRO WEDDING

Matrimonio nelle strade de Il Cairo (durata: 3 minuti)

3. L’ABITO 1: JELLABIYA

Si tratta di una tunica lunga fino ai piedi e a manica lunga o mediolunga, di materiale differente, può trattarsi di cotone più comunemente, o tela, o seta perfino, dipende dalle occasioni, liscia o con fantasie e colori molto arabeggianti, ricca di ricami e decori sbarluccicanti. Secondo la stessa legge fisica del prendisole, dà una frescura inimmaginabile al corpo avvolto da essa. Studi scientifici elaborati nientemeno che da me hanno dimostrato che in un clima caldo-secco, come quello horghadiano appunto, è la soluzione migliore, incredibilmente di molto migliore, a un abbinamento supershorts e canotta. Provare per credere. La giovane egiziana contemporanea non vi rinuncia quindi, agghindandola con dettagli del tutto moderni, quali un cinturone a vita bassa e pendenti vari. Il risultato? Un vintage hippy composto. Very cool

4. L’ABITO 2: IL VELO

Il velo: si, ha una matrice puramente religiosa. Ma vediamolo da un punto di vista dermatologico. Ovverossia, il suo ruolo primario è quello di proteggere il volto della donna. Da cosa lo protegge? Dallo sguardo. Dal vento. Dal sole. Eliminato il primo elemento, focalizziamo gli altri due: la pelle viene sottoposta ogni giorno al loro agire. Qui il vento c’è e il sole pure. Assolutamente come una crema al momento di stendersi al sole ci protegge, il velo tradizionale ripara dagli stessi elementi; proporzionate l’uso alla quotidianità, sottraete gli eventuali agenti presenti nella crema dannosi al corpo, et voilà il viso di una cinquantenne locale corrisponde a dieci anni in meno su un viso europeo. E le egiziane ne sono ben conscie.

5. WHAT’S NEW TO AN EGYPTIAN

Gli egiziani sono curiosi come le scimmie. Nonostante una religione imponentemente presente e una cultura conservatrice, nasce in questi anni, arricchiti dai soldi esteri, una nuova corrente: l’esterofilia. Grandi città come Alessandria o Il Cairo non mancano di mostrare giacche e cravatta, ristoranti superIn, moderni palazzi e fast food. I centri di turismo accolgono giovani europei, attirati da una cheap holiday all’insegna di musica elettronica o hip hop (quello locale tra l’altro furoreggia su MTV Arabian, consiglio di dare un orecchio agli E-5, per esempio) e l’esterofilia in coda porta pure i giovani ricchi egiziani. In vacanza. Perché il "tu vò fa l’americano" è anche un fenomeno egittico: a milioni si muovono da tutto il Paese (giocoforza la maggioranza dal sud!) in cerca di lavoro là. Horghada è il secondo centro nevralgico dopo Sharm e nei pochi anni in cui si sta sviluppando l’ha già superata, quanto a densità di popolazione, di crescita annuale, di incremento monetario. Tutta questa curiosità benevola verso l’ovest pare nasca tutta nel brillio del soldo; non è proprio così. Perché la gente di Assuan, Giza, El Quseir, Luxor, o dei loro circondari, non c’entrano niente col brillio delle città: non hanno visto una birra, non vedono una donna in jeans, ma sembrano accorgersi che aldilà di queste cose un occidentale non è molto diverso. È genetico. Domandano, toccano, provano. Quindi se un giorno salta fuori una, coperta da testa a piedi con un evidente braccialetto o una collana di pallette colorate, fiocchetti e ninnoli vari, quelli sono miei. Ho dovuto regalarglieli.

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