néo: COSA RESTERÁ DEL NOVECENTO?
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4. Letteratura: il 900 in 4 sensi


Cari ragazzi dell’anno tremila. Se volete capire che cosa si amava e come si pensava nel XX secolo, questi sono i libri che dovete conoscere. Si tratta di libri che sono diventati di culto in tutto il mondo e che hanno forgiato le coscienze. Se non leggete questi libri, non potrete capire il significato di questo secolo unico nella storia del mondo.

LETTERATURA DI CULTO

IL SENSO DELLA SCONFITTA

Il Novecento si apre con una crisi intellettuale avvertita dai grandi narratori. I germi della devastazione e della guerra, o meglio, delle guerre, sono già nelle coscienze della società civile e sono già all’opera minacciosi, lacerando l’individuo e sconvolgendo la collettività. Nel novecento il tema della sconfitta è dominante: la sconfitta del singolo, dell’intelligenza, di interi popoli. Nella letteratura del secolo è un perdente il protagonista tipico.

Mann (La morte a Venezia) 1912
La crisi emerge prepotentemente nella Morte a Venezia, in cui il clima di morte anima il paesaggio e la malata atmosfera conduce i corpi verso orge dionisiache. L’artista, presunto educatore, si abbandona a un’immorale fisicità che cerca di autogiustificarsi dispoticamente, ma che prelude al dissolvimento dei valori, alla decadenza morbosa. L’arte non trova più il proprio ruolo educativo: Goethe e il suo insegnamento sono lontani e nasce una profonda tensione tra ciò che si era e ciò che si è.
“È certamente un bene che il mondo conosca soltanto la bella opera e non le sue origini, non le condizioni e le circostanze del suo sviluppo; giacché la conoscenza delle fonti onde scaturisce l'ispirazione dell'artista potrebbe turbare, spaventare, e così annullare gli effetti della perfezione”.

Video. LA MORTE A VENEZIA

La commovente scena finale del film di Luchino Visconti del 1971, ispirato al romanzo di Mann (durata 5 minuti 20”)

Orwell (1984) 1948-49
Il romanzo del “grande fratello”. Impensabile non includerlo tra le pietre miliari del XX secolo. 1984, scritto da George Orwell, narra la fine dell’uomo, sconfitto dai totalitarismi globalizzanti. Intuendo che la violenza del sistema avrebbe sopraffatto ogni libera coscienza, 1984 rappresenta un monito continuo agli squilibri e alle dittature ideologiche della società novecentesca. È la testimonianza sempre attuale del conflitto tra autorità e libero pensiero individuale.

Video. 1984

Il trailer del film inglese del 1984 in cui fa la sua ultima apparizione cinematografica Richard Burton (durata 2 minuti 40”)

IL SENSO DELL’ATTESA

Se il XX secolo si apre sotto le bombe, esistono però lampi di luce tra gli squarci creati negli uomini e nei palazzi che rischiarano parzialmente la produzione letteraria di alcuni indimenticabili scrittori, capaci di regalare alla società novecentesca una speranza. Un’attesa, a volte fiduciosa a volte timorosa, in un misericordioso futuro. Qualcosa succederà, prima o poi, qualcosa succederà…

Kafka (Il processo) 1925
Un arresto senza motivo e un inquietante processo, con una giustizia incomprensibile. Joseph K., trentenne dallo sguardo tenero, è il più famoso ed emblematico non eroe della letteratura del XX secolo. Incarna la miseria della vita borghese, le difficoltà affettive di un’epoca in cui sono scomparsi i tabù e le paure di una società globalizzante in cui si è perso ogni controllo. Memorabili le pagine finali, con lo sguardo di Joseph verso la luce accesa dietro le finestre di qualche casetta, ai margini di un’imprecisata città: forma e trama di una semplicità scarna per affrontare le questioni più radicali e assolute che riguardano la vita dell’uomo. Ma l’assenza di qualcuno che giudichi e salvi o condanni, è temporanea o definitiva? Forse, ciò che ci resta è solo l’attesa.

Video. IL PROCESSO

Dall’omonimo lavoro di Orson Welles (1962), con Anthony Perkins alle prese con una surreale difesa davanti a un’improbabile giuria (durata 7 minuti 11”)

Beckett (Aspettando Godot) 1952
Scritto per essere destinato alla messa in scena teatrale, Aspettando Godot è un altro pezzo forte del novecento. Caposcuola del teatro dell’assurdo, l’irlandese Beckett costruisce un testo deliberatamente ai limiti della razionalità, con un costrutto drammaturgico che rifiuta qualsiasi linguaggio logico e consequenziale. La struttura narrativa tradizionale è sostituita da un’illogica successione di eventi e di dialoghi apparentemente senza alcun significato, ripetitivi e serrati, capaci però talvolta di suscitare il sorriso, nonostante il senso tragico del dramma che vivono i personaggi. Dramma che riflette la situazione dell’uomo post-bellico, dominato dalla sfiducia nella vita attuale, e dove l'incomunicabilità e la crisi di identità si rivelano nelle relazioni fra gli esseri umani, ma che apre le porte a una fiduciosa speranza che, nel futuro, qualcosa di migliore arriverà.

Video. ASPETTANDO GODOT

Una scena del primo atto tratta da una delle tante rappresentazioni televisive del capolavoro di Beckett (durata 3 minuti 53”)

IL SENSO DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE

Non ci sono più solo i popoli a rivendicare l’indipendenza da una potenza straniera. La voce più forte ora parte dall’individuo, da gruppi di individui, uniti a chiedere di liberarsi dalle briglie della società. Dal secondo dopoguerra agli anni ’60, la cultura è stata influenzata da fenomeni che ne hanno caratterizzato le svolte nei vari settori artistici e in quello letterario. Al centro di questi fenomeni una tendenza generale: la contestazione, che ha interessato soprattutto il mondo giovanile, verso una società accusata di appiattire l’uomo, screditare l’intellettuale e mercificare ogni cosa, dall’arte al pensiero. Dagli Angry Young Men ai giovani della “beat generation”, è attraverso la letteratura che i giovani aggrediscono il reale, prendendo estreme posizioni morali, intellettuali e artistiche: ribellione, vagabondaggio, libertà sessuale e vita senza regole per cercare di stravolgere una civiltà impregnata di razionalismo, con fughe sino alle filosofie mistiche orientali.

Hesse (Siddharta) 1921
Scritto negli anni venti, ha dovuto attendere oltre 40 anni per diventare un libro di culto, rilanciato dai figli della contestazione studentesca americana. L’India e il buddismo vengono descritti in maniera alternativa dallo scrittore tedesco, non come un luogo geografico e una dottrina, bensì come lo spazio e il luogo metafisici ed eterni della conoscenza. Unendo aspetti epici, lirici, narrativi, sensuali e meditativi, il romanzo suggerisce la strada per la felicità: sensazione tanto cercata dalla beat-generation, ma non solo. Il racconto della vita di Siddharta è adatto a chi si pone tante domande, a chi cerca risposte e a chi è alla ricerca di se stesso. Come insegna la controcultura della seconda metà del XX secolo, così fa questa letteratura: bisogna dare ascolto all’istinto, che magari lì per lì può far sbagliare, ma che è sempre la migliore esperienza di vita possibile. “Ho capito che avevo molto bisogno del peccato, avevo bisogno della voluttà, dell'ambizione, della vanità, e avevo bisogno della più profonda disperazione, per smettere di confrontarlo con un certo mondo da me desiderato, con una specie di perfezione da me voluta. Per lasciarlo, invece, così com'è. Per amarlo e appartenergli con gioia”.

Salinger (Il giovane Holden) 1951
La rivolta non è il tema esplicito della narrazione, ma la generazione del ‘68, che non prevedeva motivazioni esistenziali nel dichiarare guerra al mondo, lesse nel libro un rifiuto “politico” della socializzazione canonica, che prevedeva lo sviluppo dell’io attraverso la famiglia, la scuola, il lavoro, lo Stato e il mondo. Di questa serie, la società libera e ribelle del XX secolo scartava tutto, fuorché l’io e le sue ragioni, in contrapposizione a tutto il resto. Nel ‘51, quando uscì, Il giovane Holden era davvero nuovo ed eversivo, specialmente per lo stile trascurato e non per la profonda ed eterna concezione della vita che Salinger, come Shakespeare, esprime in un concetto: “la maturità è tutto” (Ripeness is all). Dice infatti il professor Antolini, in finale di romanzo, al confuso Holden in cerca di dialogo con gli adulti intelligenti: “Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa”.

Video. SALINGER

Dal divertente e macabro film “Una cena quasi perfetta”, una critica letteraria sul capolavoro di Salinger (durata 28”)

Kerouac (On the road) 1957
Già nel suo apparire, On the road fu considerato il manifesto della beat generation. Un romanzo che esalta il mito della strada, del viaggio come conoscenza e liberazione interiore e spirituale, nel quale i personaggi vivono come vagabondi, si stordiscono di alcool e di droga e sfogano la loro avidità di vita in un’intensità apparentemente senza ragione. Un rullo di 80 metri scritto senza pausa durante un viaggio che lo stesso Kerouac compie come un nuovo bohemien del dopoguerra, facendosi portavoce degli esponenti stessi di una generazione che rifiuta l’integrazione nella società di massa del XX secolo, benpensante, votata ai consumi e politicamente conformista. In Kerouac, tutti i controvalori sono vissuti nella dimensione esistenziale come in quella letteraria.

IL SENSO DI UNA SPIRITUALITÀ LAICA

Energia. È questa la parola magica che aleggia sugli uomini del XX secolo. Che li fa agire, pensare, convivere e realizzarsi. Dare e ricevere energia è l’imperativo del Novecento, di quel movimento culturale, filosofico, sociale che sorge nel tardo XX secolo e che prende il nome di New Age. L’uomo ha acquisito la consapevolezza di essere artefice del proprio destino, di possedere la libertà di poter scegliere il proprio cammino e il riscatto dell’individuo va di pari passo con la sua capacità di trovare, raccogliere e destinare la propria energia: al mondo, agli altri, al futuro.

Redfield (La profezia di Celestino) 1993
Progenitore di un certo Dan Brown e delle sue affascinanti e diffusissime teorie para-religiose, James Redfield, nel suo illustre romanzo La profezia di Celestino, non parla di nessun Celestino e il titolo fa allusione semplicemente a un “Campo Celestiale” che si troverebbe in Perù. L’unico vero personaggio del romanzo è un manoscritto, che conterrebbe le risposte alle domande fondamentali dell’uomo, e le avventure sono solo il pretesto per svelare le illuminazioni in esso contenute. Ma quali sono queste illuminazioni? Prendere sul serio le coincidenze nella vita, imparare a vedere e gestire l’energia di ognuno, evitare di conformarsi a relazioni sbagliate e altre. In poche parole: prepararsi alla New Age, epoca in cui gli uomini rallenteranno la crescita demografica, ridaranno spazio alle foreste e ne attingeranno un’energia straordinaria, che permetterà loro di “vibrare” in modo sempre più rapido, fino a raggiungere uno stato di esistenza in cui tutti diventeranno immortali e invisibili.

Sartre (L’essere e il nulla) 1943
Non può mancare in una lettura del novecento, la filosofia esistenzialista di Jean-Paul Sartre che, col suo capolavoro L’essere e il nulla, fa dell’immaginazione il fondamento laico del pensiero metafisico del XX secolo. Il suo studio ontologico sull’essere e le sue manifestazioni attraverso la coscienza, che è nulla secondo l’autore francese, insiste sul valore specifico dell’esistenza individuale umana e sul suo carattere precario. Prevalendo l’elemento dell’individualità, dell’io solitario e finito di fronte al mondo, destinato al fallimento, Sartre lamenta il fatto che la realtà non ci dia significato da sé, ma che sia la coscienza dell’uomo a doverglielo dare. In questa impresa l'uomo è del tutto solo, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande. Questo è proprio ciò che, anche fra 1000 anni, potrebbe confermarsi come l’assurdità dell’esistenza. Sempre che qualcuno fra 1000 anni esista ancora.

FOCUS MILANO: (DE)SCRIVENDO MILANO. LETTERATURA: IL 900 A MILANO

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