néo: COSA RESTERÁ DEL NOVECENTO?
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5. Architettura: la sfida contro il cielo


Nei secoli precedenti la grande lotta era quella di farsi più belli agli occhi di Dio. Ma nel novecento cambia la prospettiva. Inizia un’altra sfida: la sfida per conquistare il cielo.

I GRATTACIELI, IL RAZIONALISMO, IL DESIGN E L’ARCHITETTURA GREEN

1. IL GRATTACIELO

New York, la città simbolo del novecento. La città dei grattacieli. Il grattacielo è il simbolo architettonico per antonomasia del XX secolo. La costruzione di questi giganti terrestri, le torri del cielo, iniziò a Chicago e proseguì a New York, dove nel 1973 vennero erette le Torri del World Trade Center: simbolo di un’epoca che si è conclusa l’11 settembre del 2001 con il loro abbattimento in seguito a un attacco terroristico. Oggi il cielo è il nuovo limite: il Burj Khalifa di Dubai, inaugurato nel 2010, è attualmente il grattacielo più alto al mondo, considerando sia l’elemento strutturale più elevato, in questo caso le antenne, che arrivano a 828 m, sia l’altezza del tetto che arriva a 636 metri.

1852: è questa la data in cui viene inventato quello che, stando alle statistiche, è “il più sicuro mezzo di trasporto del mondo moderno”: l’ascensore. Ed è la combinazione tra questo nuovo ritrovato tecnologico e il sovraffollamento delle grandi città degli Stati Uniti, a far nascere il moderno grattacielo.

Per la cronaca, l’antesignano del grattacielo fu la torre di dieci piani della Chicago Home Insurance, costruita nel 1883. Fu il primo saggio di quella scuola architettonica di Chicago e il capostipite di molti altri eretti in città come New York e Dallas, e il cui profilo, spinto fino alle nuvole, ha da allora caratteristicamente contraddistinto l’aspetto delle città degli Stati Uniti del XX secolo. Woolworth, il re dei supermercati, realizza nel 1913 a New York un palazzo goticheggiante il cui fascino principale consiste nell’altezza, per allora insuperata, dei 241 metri. L’edificio viene definito “cattedrale del commercio” ed è inaugurato dal presidente Wilson che, anziché tagliare un nastro, preme un tasto, attivando l’illuminazione di ottantamila lampadine elettriche. Il grattacielo diviene un simbolo con il quale gli architetti negli Stati Uniti e in Europa capiscono che devono fare i conti. Nel mondo dell’arte, i primi a invocarne la costruzione furono i futuristi.

Video. GATTACIELI DEL FUTURO

Rotating skycraper, l’evoluzione dei grattacieli (durata: 2 minuti)

2. IL RAZIONALISMO

Nel XX secolo avviene il distacco dell’architettura dalle arti visive. L’architettura torna a essere edilizia, i materiali diventano struttura e si mischiano con il decoro: nasce il razionalismo, che trova la sua maggior espressione nelle opere della scuola tedesca e di quella americana.

BAUHAUS
Gropius è unanimatamente considerato uno dei più grandi architetti del XX secolo. In effetti la fabbrica Fagus e gli edifici del Bauhaus costituiscono altrettante pietre miliari nella storia dell’architettura moderna. Per il Bauhaus, Gropius ha rappresentato la vera personalità ispiratrice e l’autorità di riferimento. Non a caso, anche dopo la chiusura della scuola, egli si è sempre adoperato perché fossero conosciute e valorizzate le idee che erano state alla base della sua fondazione. Il contributo di Gropius all’architettura moderna, importante sul piano linguistico, diventa decisivo sul piano della didattica: nella teoria metodica di Gropius, infatti, trovano una precisa collocazione funzionale, all’insegna del principio metodologico, tutte le discipline architettoniche, dal design all’urbanistica.

VILLA SAVOYE DI LE CORBUSIER
Manifesto dell’architettura moderna, in particolare della corrente razionalista, fu progettata e costruita tra il 1928 e il 1931 per Pierre Savoye, amministratore di una compagnia di assicurazioni e per la sua famiglia. La mancanza di soluzioni tecniche adeguate a garantire nel tempo l’efficienza e la conservazione dell’edificio poco importa: è un manifesto, un simbolo, un monumento che appartiene alla storia della grande architettura moderna, o meglio a quel filone in cui si identificarono tra gli anni venti e trenta molti grandi architetti europei e non solo europei (pensiamo al Brasile con Oscar Niemeyer).

IL SEAGRAM BUILDING DI MIES VAN DER ROHE
Il suo principio fu less is more, ovvero sottrarre alle costruzioni tutto ciò che è superfluo, decorativo, per rendere un edificio architettonicamente essenziale e soprattutto totalmente funzionale. Il Seagram Building è un grattacielo di New York, nella Midtown Manhattan, disegnato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe in collaborazione con l’americano Philip Johnson e completato nel 1958. Rappresenta uno dei più splendidi esempi di estetica del Funzionalismo ed è uno dei capolavori del XX secolo, fondato sui principi di anonimato e di non artisticità, componenti indispensabili per ogni manifestazione di autentica modernità.

Video. VAN DER ROHE

Alcune delle creazioni dell’architetto Van Der Rohe (durata: 3 minuti)

3. IL DESIGN

Il design, o progettazione, è l'attività alla base della costruzione di qualsiasi oggetto. È un processo che, attraverso norme, calcoli e disegni, permette la realizzazione di manufatti, prodotti d’arredo e persino edifici. Il design sostenibile (chiamato anche eco design) è oggi un concetto fondamentale per il design stesso ed è caratterizzato dalla progettazione di prodotti che rispettino l’ambiente, ridecendo ed eliminando gli effetti negativi sull’ambiente attraverso l’utilizzo di risorse ed energie alternative, materiali non tossici, riciclati o riciclabili e processi produttivi rinnovabili.

I PRODROMI URBANI: L’ART DECO
L’Art Deco è uno stile architettonico che si è evoluto dalle forme austere della scuola Bauhaus e le ha mixate con la linea aerodinamica delle moderne tecnologie, combinandole con i modelli e le icone prese dal lontano Oriente, dalla Grecia antica, dall’India e dalle culture maya e azteca. Le forme cubiche richiamano le Ziggurat e le piramidi, il decoro e gli eleganti disegni geometrici, ricchi di colore e lineari, evidenziano il lato decorativo dell’architettura del XX secolo, in contrapposizione alla funzionale austerità razionalista. Il Chrysler Building di New York City, costruito nel 1930, è uno degli esempi di questo stile, con cui interi quartieri sono stati costruiti negli Stati Uniti: uno su tutti, l’Art Deco district di Miami.

FOCUS MILANO: ART DECO’ A MILANO
Una visita emozionante della città deve però includere il passaggio nelle vie degli edifici “Art Deco” degli anni ‘20 e ‘30. Frutto del lavoro di Giovanni Muzio e Gio Ponti, figure chiave del gruppo Novecento di architetti italiani, meritano attenzione la Cà Brutta, ultimata nel 1924, e Palazzo Montecatini, un elegante edificio, anch’esso in via della Moscova, completato nella seconda metà degli anni ‘30 dall’architetto milanese Gio Ponti.

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LA CASA SULLA CASCATA DI LLOYD WRIGHT
Ricerca della semplicità attraverso i materiali della natura, con un netto rifiuto di espedienti decorativi. Questa è la concezione che sta alla base della creazione di Lloyd Wright a Mill Run in Pennsylvania. Il risultato costruttivo di questa abitazione privata, delle linee architettoniche e degli spazi innovativi, dal design perfettamente integrato nel contesto naturale, prenderà il nome di “architettura organica”, una sorta di “filosofia della costruzione” che intende sviluppare le opere come un organismo, senza schemi geometrici preordinati, finendo per essere l’architettura ideale per l’uomo, tagliata su misura per lui, nata intorno a lui e cresciuta con lui come se fosse il suo corpo. È un tipo di concezione che rispecchia per certi versi le valenze individualistiche della società americana.

Video. LLOYD WRIGHT

L’animazione dell’edificio progettato e realizzato da Lloyd Wright secondo i principi dell’architettura organica (durata: 4 minuti e mezzo)

4. GREEN BUILDING

L’architettura sostenibile (o bioarchitettura) è il destino dell’architettura del XX secolo e rappresenta il percorso obbligato e fondamentale di quest’arte. Più che una semplice disciplina, essa incarna e realizza un approccio culturale al design che fa riferimento alla bioedilizia degli anni ’70 (nata, ancora una volta, in Germania) e che si è poi sviluppata richiamandosi a molteplici aspetti progettuali e strutturali impiegati in funzione delle caratteristiche dell’edificio e del contesto. Partendo dalla riduzione dei consumi energetici, l’architettura sostenibile tiene in considerazione una serie di fattori e tecnologie che sono legate alla migliore efficienza energetica e prestazionale, basandosi su parametri bioclimatici e sull’utilizzo di energie rinnovabili (geotermia, fotovoltaico, solare termico, eolico). Oltre a ciò, l’utilizzo di materiali bioecologici è il valore aggiunto di questa architettura che ne fa un esempio e un prototipo per le successive generazioni, a partire dal XXI secolo.

Video. GREEN ARCHITECTURE

Discussione su green architecture attraverso le parole di un membro del comitato per lo sviluppo ecosostenibile del pianeta (durata: 2 minuti e mezzo)


L'AALTO THEATER DI ESSEN
Padre della psico-ecologia applicata all’architettura, il finlandese Aalto si concentra sul recupero di materiali naturali come legno, pietra e laterizio e studio dei dettagli nel rispetto delle esigenze psicologiche dell’uomo. A lui si devono, ad esempio, importanti osservazioni sul colore degli ambienti negli ospedali, studiato per garantire migliore serenità e riposo agli ammalati; studi sull’acustica nelle sale di riunione. L’architettura e il design dei paesi scandinavi, per molti aspetti hanno matrici e destino simili a quelli degli altri centri europei, poiché rientrano, pur con le loro particolarità, nel movimento Moderno; per altri, sembrano seguire un processo e perseguire degli obiettivi sensibilmente diversi da esso. Principali fattori della loro diversità possono considerarsi: il non aver seguito la mimesi formale-concettuale della realtà industriale, così come avevano fatto i razionalisti; l’uso prevalente di alcuni materiali, specie il legno di cui avevano grande abbondanza e che egli descrisse come “la forma ispiratrice, il materiale profondamente umano”. Aalto credeva infatti fortemente in un design “umanistico”, per questo rifiutò materiali artificiali, che secondo lui non si accordavano con la condizione umana e non si rivolgevano ai bisogni psicologici dell’utente.

FOCUS MILANO: ARCHITETTURA: Intervista a Italo Rota

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