Néo: CHANGING MY COUNTRY
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ITALIA: QUESTO STATO È DA RIFARE

Non c’è storia. In un confronto internazionale l’Italia emerge in modo netto: gli unici così drastici contro il loro Stato, ma anche i più creativi e volenterosi di proporre soluzioni per migliorare il loro futuro. Gli interventi più gettonati sono tre:

1. Stato al servizio dei cittadini. Da riformare radicalmente, sotto ogni aspetto: giustizia, istruzione, fisco e soprattutto una burocrazia opprimente. Il punto in comune delle soluzioni suggerite, che trovate qui sotto, è che lo Stato si metta al servizio dei cittadini invece che di chi ci lavora, come è adesso.

2. Cultura e turismo da trasformare in assets. L’Italia è la culla della cultura e riserva della maggior parte dei beni artistici al mondo. Eppure il museo del Louvre da solo fattura più di tutti i musei italiani messi assieme. E come presenze turistiche l’Italia ha perso quote di mercato rispetto ai competitors. In breve: un disastro. La visione è quella di riuscire a valorizzare cultura, turismo e altre eccellenze italiane, ora gestite dallo Stato, trasformandoli in assets che possano produrre ricchezza e valore per i cittadini.

3. Cambio di mentalità. Ma il problema in Italia non riguarda solo lo Stato. Riguarda anche la mentalità dei suoi cittadini. Il sogno è che diventino più responsabili e che agiscano invece di pretendere che altri lo facciano al posto loro. E che acquisiscano più dignità dell’essere italiani e che invece di criticare e di distruggere l’iniziativa altrui si mettano a contribuire a realizzare una nuova visione di un Paese che possa essere motivo di orgoglio invece che di lamentele continue. Ma prima delle ricette, ecco una gallery sui 10 personaggi italiani su cui puntare per il futuro.

GALLERY. 10 PERSONAGGI PER UNA ITALIA NUOVA

“Dimmi il personaggio che consideri una speranza per il futuro per il tuo paese (nome e perchè)”. Ecco chi sono emersi nelle risposte della nostra ricerca.

L’ITALIA DEI NOSTRI SOGNI

ANDREA PEZZI

“Rottamare tutta la classe burocratica dell’apparato statale”

Questo Paese ha bisogno in questo momento di tutto ma non di visionari. Credo che il primo ministro dovrebbe prima di tutto rottamare principalmente più che i capi esposti della politica, tutta la classe burocratica dell'apparato statale. Il vero rinnovamento di cui ha bisogno l'Italia parte da lì, dall'annientamento dei cosiddetti burocrati e mandarini di Stato che rendono incapace qualunque forza politica di incidere davvero sulla realtà del Paese. E' sufficiente questo per lasciare che siano gli italiani, con la loro straordinaria capacità di reinventarsi all'infinito, a cambiare l'Italia. In questo senso non è mai stato e non sarà mai il primo ministro di un Paese a fare davvero la differenza.


MARCO FERRARI

“Un taglio netto alla crosta che immobilizza il Paese”

Ho due sogni. Ma temo che siano due miraggi. Il primo è un clamoroso, netto, taglio a tutta quella “crosta” che immobilizza il Paese da decenni. Possiamo chiamarla “burocrazia” ma non è solo la burocrazia in senso tecnico. Sono i molti livelli territoriali, enti e amministrazioni duplicati e ridondanti, l’intermediazione, il parastato, l’autorizzazione, il permesso, l’attesa, etc. Ossia tutto quello che non produce, ma anzi ostacola la produzione nel Paese (la CGIA di Mestre ha calcolato a Dicembre che SOLO per le PMI il “costo” di questa crosta è di 31 miliardi l’anno). Il sogno sarebbe un investimento gigantesco per “digitalizzare” davvero il Paese, che permettesse un utilizzo estensivo (e in alcuni casi coercitivo…) del digital per rimuovere davvero l’ “inutile” da questo Paese. Il secondo – collegato al primo – è l’abolizione del denaro contante a favore di moneta elettronica, con intuibili impatti su evasione, mafie, etc. Ma da un lato questa “crosta” oggi dà comunque lavoro a milioni e milioni di persone (per decenni la nostra classe dirigente ha barattato creazione di posti di lavoro “inutili” con consenso) dall’altro creare le condizioni per rimuoverla richiederebbe investimenti giganteschi (quando oggi non ci sono risorse e si dibatte per mesi per 4 miliardi di IMU..). Anche solo per provarci, sarebbe necessario ragionare a 10 – 15 anni, modalità del tutto sconosciuta alla nostra classe politica.


GIACOMO ZUCCO

“Non riesco a immaginare qualcosa di più visionario per l’Italia che vederla diventare finalmente una terra libera (da questo Stato)”

Se fossi il Premier e avessi pieni poteri, non mi servirebbe affatto avere risorse illimitate, in quanto il mio obiettivo sarebbe proprio quello di non usarle!!! Non riesco ad immaginare, infatti, qualcosa di più grandioso e visionario per l’Italia che vederla diventare finalmente una terra libera! E per realizzare questa visione bisognerebbe innanzitutto eliminare l’enorme e insostenibile intermediazione statale delle risorse. Se avessi pieni poteri politici ed amministrativi mi piacerebbe trasformare l’Italia in un paese libero di creare ricchezza, lavoro, opportunità, cultura e innovazione, senza il peso di una burocrazia insostenibile, di un fisco predatorio, di poteri statali arbitrari e incontrastabili, di corporazioni che usano la forza della legge per eliminare la concorrenza, di una politica onnipresente che pervade, cannibalizza e corrompe tutto. Gli ingredienti per una simile trasformazione sono semplici, per quanto difficilissimi da far passare oltre al muro dell’opposizione politica. In ordine di urgenza, sarebbe già un buon inizio realizzare questi cinque passi:

1. un fondo contenente l’intero patrimonio statale e parastatale, mobile e immobile, da utilizzare per estinguere la spada di Damocle dell’indebitamento che pende sulle nostre teste;

2. un sistema di assistenza interamente basato sul concetto di voucher da utilizzare nell’ambito di un’offerta competitiva di istruzione, sanità e previdenza;

3. un tetto massimo costituzionale alla tassazione (con vincolo di pareggio di bilancio, per tenere sotto controllo allo stesso tempo anche la spesa);

4. una struttura amministrativa fortemente federale incentrata su Comuni in competizione tra loro, anche in senso fiscale (al di sotto delle soglie costituzionali), sul modello svizzero e anche oltre quel modello;

5. un sistema giudiziario, fiscale e amministrativo basato sul rispetto assoluto dei principi di presunzione di innocenza,di parità tra le parti, di responsabilità personale per chi commette abusi. In un quadro simile spetterebbe, poi, a imprenditori, lavoratori, artisti, scienziati, manager, attivisti del sociale e professionisti il compito di realizzare progetti grandi e visionari, non certo al Premier o ad altre figure politiche.


FABRIZIO TAMBURINI

“Far diventare l'Italia un punto di riferimento mondiale per la cultura e la produzione di eccellenza”


MARCELLO RECORDATI

“Ripartire da zero con una nuova Costituzione, nuovi codici, flat tax, semplificazione della burocrazia ed esenzione fiscale totale per gli italiani all’estero che rientrano”

Se avessi poteri illimitati e la capacità di implementare le decisioni con un tratto di penna, farei alcune cose immediate:

1. abrogazione di tutti i codici, civile, fiscale e penale, e adozione della common law di matrice anglosassone

2. sostituzione della costituzione putrefatta dalla nascita con qualcosa di molto simile a quella americana

3. taglio di tutti gli stipendi pubblici del 30%, con tetto a 150k euro lordi e impossibilità di cumulo degli stipendi o di stipendio più pensione da parte di chicchessia lavori nel settore pubblico o in aziende a capitale pubblico

4. immediata trasformazione dell'INPS da scatolone a sistema previdenziale a capitalizzazione, ricalcolo di tutte le pensioni ottenute col retributivo secondo il nuovo metodo e compensazione negativa per chi ha ricevuto troppo rispetto a quanto versato, se necessario confiscandone gli averi

5. trasformazione della magistratura da casta feudale a sistema moderno, simile a quello inglese ma con gli attorney pubblici eletti dai cittadini, come in US

6. imposizione della flat tax, inizialmente al 30%, e iva unificata al 20% su tutto

7. Poi bisognerebbe andare di lima per fare fine tuning, tipo l'abolizione di un sacco di strutture e procedure (ad esempio nell'edilizia, che pur strozzata da mille vincoli riesce a produrre la peggiore architettura della galassia, e non è un caso)


FEDERICA PASINI

“Fisco orientato ai cittadini, non allo Stato”

Le cose che proporrei se fossi il leader italiano non sono per nulla né grandiose né visionarie, ma assolutamente realizzabili:
Mi piacerebbe

1. gestire in modo completamente diverso le spese statali.
Vorrei che i ricercatori potessero fare del proprio mestiere la prima ricchezza del nostro Paese, percependo stipendi adeguati alla loro preparazione e al loro impegno e avendo la possibilità di perseguire progetti con budget che non li inibiscano. Moltissime delle scoperte importanti fatte in tutto il mondo solo il risultato del lavoro di persone formate nelle università italiane. Vorrei che chi lavora per la pubblica sicurezza e per la salute e mette costantemente a rischio la propria vita per la società, smetta di avere grandissime responsabilità e pochi riconoscimenti, sia economici che sociali.

2. Vorrei che la scuola ritornasse ad avere un ruolo fondamentale nell’educazione e che materie come storia, letteratura ed educazione artistica tornino a trasmettere quei valori che ci vengono tramandati da secoli. Basterebbe innovare le modalità d’insegnamento ed integrarle con strumenti digitali ed attivare una selezione meritocratica ed incentivante per gli insegnanti.

3. Vorrei che l’economia italiana si potesse basare sul turismo e sulla cultura. Abbiamo l’80% dell’arte mondiale e di avere una tal offerta di località stupende ed estremamente diverse tra loro unica al mondo. Anche il mercato culinario e vinicolo rappresentano eccellenze a livello globale, oltre ad essere grosse motivazioni turistiche. Incentivarlo in modo intelligente ed efficace non è difficile, basterebbe supportare tutti quegli intermediari che promuovono l’Italia all’estero.

4. Vorrei che il sistema fiscale fosse orientato ai cittadini, non allo stato. Cioè che fosse chiaro e semplice, come all’estero. Proporzionato al livello di reddito e con provvedimenti seri verso le fasce più bisognose. Introdurrei una ancor più elevata tassazione su alcolici e gioco d’azzardo, legalizzando droghe leggere e riaprendo le case chiuse. Il gettito fiscale generato sarebbe sufficiente per far rifiorire l’economia. (ok, forse salterebbe qualche testa e ci sarebbe qualche battaglia di interessi, ma smettiamo di stare al ricatto).

5. Vorrei rendere procedure e servizi digitali, vincendo una volta tanto la burocrazia che blocca il nostro Paese. Specialmente per quanto riguarda amministrazione e giustizia. (non voglio aprire un altro immenso capitolo sulla giustizia, mi hai chiesto qualche riga, non un libro)

6. Vorrei che gli italiani tenessero di più alla propria storia e alle proprie radici, che ritrovassero la grinta per creare le condizioni per restare nel nostro Paese, senza temere furti, senza frustrazioni, senza inciviltà, con tanta cultura e conoscenza.


JACOPO TONDELLI

“Investire quota del patrimonio in imprese nuove o innovative”

Se fossi premier plenipotenziario e potessi davvero agire per cambiare il paese, come prima cosa cercherei di tagliare in modo drastico la spesa improduttiva e, recuperando qualche decina di miliardi, taglierei proporzionalmente e drasticamente le tasse, soprattutto sul lavoro e sugli utili reinvestiti. Fatto questo, farei una patrimoniale mirata una tantum, solo sui grandi patrimoni, dando però la possibilità di anche totale eliminazione della tassa in caso che eguale ammontare sia investito entro sei mesi in imprese nuove o innovative.


GIACOMO BIRAGHI

“Darei piena autonomia alle città con aree a burocrazia e tasse zero”


FRANZ BERGONZI

“Porterei in Europa un’Italia in crescita. Economica e umana”

1. finanzierei un piano di riqualificazione di tutte le scuole italiane dalle materne alle università. Concorsi di progettazione per le esistenti e per le nuove dove mancano. In 5 anni le “scatole” dove si produce cultura, competenze e coscienze dovrebbero essere belle, sicure e tecnologicamente avanzatissime. Luoghi dove si desidera andare, imparare, fare ricerca, relazionarsi e crescere.

2. farei lo stesso con tutti i luoghi di arte e cultura più rilevanti, cioè la nostra vera ricchezza.

3. Ridurrei l’Iva al 18% e le tasse ad aliquota massima 35%, oltre a rendere penale l’evasione fiscale.

4. Annullerei il finanziamento pubblico ai partiti e inserirei una soglia di sbarramento al 10%.

5. Proibirei i derivati come forma di speculazione e inizierei il cantiere del ponte sullo Stretto di Messina.

6. Ammesso di essere ancora vivo dopo tutto ciò so che avrei creato un enorme debito di investimento e andrei in Europa a negoziare nuove regole di rapporto debito/pil. Ma porterei un’Italia in crescita. Economica e umana.


PIETRO MONSURRÒ

“Abbiamo una burocrazia in grado di far passare la voglia di produrre ricchezza anche a zio Paperone”

L’Italia è così malmessa che rimetterla in carreggiata è già di per sé un’opera grandiosa e visionaria. Il problema è capire come: non tanto politicamente, dato che mi si chiede cosa farei se fossi di fatto onnipotente, ma tecnicamente. Occorre infatti rispondere ad una serie di domande: Perché l’Italia non cresce? Perché non c’è lavoro? Perché siamo un pericolo per la stabilità dell’Eurozona?
Non è possibile analizzare cosa tiene a freno l’Italia in una sola intervista: i problemi sono così tanti che servirebbe un’enciclopedia. Dal punto di vista delle finanze pubbliche, abbiamo un’enorme spesa, soprattutto per trasferimenti, tasse elevate su lavoro e imprese, e un debito pubblico micidiale. Dal punto di vista dei servizi pubblici, abbiamo una P.A. inefficiente e corrotta, una giustizia civile lenta e inefficiente, e ,una burocrazia in grado di far passare la voglia di produrre ricchezza anche a zio Paperone. A ciò si somma, al Sud, una sanità e una scuola di scarsa qualità, e le infiltrazioni mafiose nella società, nell’amministrazione, nella politica. Se poi vediamo come siamo messi in quanto a regolamentazione, abbiamo una burocrazia opprimente, e innumerevoli mercati si trovano sotto il tallone di monopolisti e oligopolisti pubblici (Trenitalia, Alitalia, ENI, ENEL e ovviamente gli SPL – Servizi Pubblici Locali): anche quando c’è concorrenza, spesso è tra aziende pubbliche. E come dimenticare il sistema finanziario, in mano alla politica per il tramite delle Fondazioni; e il mercato del lavoro, caratterizzato da lavoratori di serie A praticamente inamovibili e lavoratori di serie B quasi senza tutele (per non parlare dei disoccupati)? Se avessi il potere di fare ciò che ritengo necessario per il paese, prenderei in mano un qualunque indice di libertà economica, come l’Indice delle Liberalizzazioni dell’Istituto Bruno Leoni o il Doing Business della World Bank, e farei in modo di portare l’Italia in cima alla classifica anziché in fondo in quasi tutti i campi: tassazione sulle imprese, facilità delle procedure burocratiche, rapidità della giustizia civile. Poi abbasserei la spesa pubblica e le tasse, partendo da quelle su lavoro e imprese, di almeno – stiamo parlando di cose improbabili, no? – dieci punti di PIL, 160 miliardi: realisticamente, già con 50 si farebbe molto di buono. Combatterei le sacche di inefficienza e corruzione della P.A., per migliorare i servizi e ridurre i costi per i cittadini; e le situazioni di privilegio create dalla legislazione, dagli albi professionali a Trenitalia, per favorire la concorrenza e quindi i consumatori. Toglierei alla politica locale il controllo delle banche e degli SPL, e farei in modo di ricapitalizzare le banche affinché diventino sufficientemente robuste da aiutare l’economia reale, visto che banche-zombie non servono a nessuno. Abbatterei il costo dell’energia eliminando gli incentivi alle rinnovabili – dieci miliardi di costi in bolletta, e la maggiorazione IRES sui produttori di energia elettrica, l’oscenità che Tremonti chiamò Robin Hood Tax. Infine abbatterei il debito andando a vendere tutto ciò che è patrimonio dello Stato – tranne il Colosseo e poco altro: si tratta di poche centinaia di miliardi su un debito di duemila, ma aiuterebbero a trovare liquidità, e soprattutto a liberare i mercati dalla morsa degli oligopolisti pubblici. Non mi aspetto nessun appoggio per un programma del genere dall’elettorato, dalla politica, e dall’amministrazione: l’ipotesi di avere “pieni poteri” è utile quindi per nascondere il semplice fatto che gli italiani temono le incertezze del cambiamento più della certezza del declino.


DEBORAH SETOLA

“Ischia ai tedeschi, Capri ai russi, l'Isola di San Marco agli arabi per abbattere il debito pubblico”

1. MERITOCRAZIA: Inizierei dal ricostruire il Paese su basi di meritocrazia, perché solo premiando il merito si creano valore e sviluppo. Faccio alcuni esempi concreti per spiegarmi: a) a breve scadono e dovranno quindi essere rinnovati molti consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società a partecipazione pubblica (Regioni, Comuni ecc). Per poter essere selezionati, i professionisti che lo desiderano devono obbligatoriamente presentare il proprio CV per mezzo di un consigliere regionale o comunale oppure per mezzo di un sindacato o di un'associazione. Cosa significa? che il criterio di scelta non è né il merito certificato dal CV né al limite un mero criterio di rotazione o casualità a sorteggio. Il criterio è piuttosto "conoscere qualcuno, un politico o un sindacalista, che ti presenti e che ti appoggi". Se non conosci qualcuno, non puoi nemmeno presentare la domanda. b) in caso di operazioni straordinarie che obblighino a tagliare il personale, in aziende sindacalizzate, il criterio di scelta di chi tagliare non è meritocratico. Non posso decidere di tenere gli impiegati o gli operai più meritevoli e mandare a casa quelli inutili. Infatti devono attenermi a delle "graduatorie sindacali", basate su anzianità di lavoro e carichi di famiglia. Se sei bravissimo ma single e senza figli sarai sempre tagliato per primo. Chiaro che questo genera una selezione avversa e le persone "peggiori" rimangono nel mercato del lavoro più facilmente di quelle migliori. c) i militari quando vanno in pensione, senza merito alcuno se non quello di essere arrivati alla pensione, beneficiano di uno scatto di carriera di un grado, per cui per dire un colonnello si trasforma in generale. Il tutto senza merito ma a spese della fiscalità generale che paga pensioni più laute del dovuto.

2) LEGALITA': Ricostruirei il Paese su basi di legalità. In Italia il sistema giudiziario oggi premia il colpevole, perché possono passare anni dall'effettivo reato prima che venga dichiarato appunto colpevole e anzi spesso e volentieri si arriva alla prescrizione. L'innocente invece puo' subire un processo per 7-8 anni (questa è la media per un processo penale) prima che venga dichiarata la sua innocenza. Ugualmente, il cittadino o l'imprenditore onesto che paga le tasse paga aliquote da rapina, quello che non le paga tra condoni vari (fiscale, edilizio, scudo) alla fine paga aliquote irrisorie rispetto a quelle teoricamente dovute. In Italia negli ultimi 40 anni ci sono stati ben 7 condoni (1973, 1982, 1985, 1991, 1995, 2003, 2009) cioè un condono ogni 5-6 anni. Non parliamo poi dell'immunità parlamentare, profondamente in antitesi al concetto che tutti i cittadini debbano uguali di fronte alla legge: anche un parlamentare può e deve essere giudicato come un qualsiasi cittadino. Questi esempi lampo servono a mostrare come nel nostro Paese non c'è né certezza della pena, nè giustizia.

3. SVILUPPO: Scriverei finalmente un Piano Industriale per il Paese. La classe politica in questo Paese non ha mai avuto una Visione, non si è mai chiesta dove portiamo questo Paese a 5-10-15 anni. Ha solo pensato al breve periodo, cioè alla propria rielezione, con misure miopi volte a recuperare consenso o a mettere delle pezze a certe situazioni. E' necessario invece chiedersi dove un Paese con risorse pressoché illimitate come le nostre dal punto di vista dell'ingegno imprenditoriale, dal punto di vista culturale, artistico, turistico, possa essere traghettato. I driver di sviluppo di questo Piano Industriale devono essere lo sviluppo di piccole e medie imprese esistenti nei vari distretti industriali attraverso la creazione di incubatori e acceleratori di impresa locali, attraverso incentivi fiscali e consulenza finanziaria e fiscale a costi agevolati in particolare per le imprese in start-up, la creazione di marchi regionali che diventino brand da esportazione (tipo Salento doc, Chianti doc, Brianza doc ecc), la creazione di una "Banca per i giovani", l'attrazione di investimenti esteri. Valorizziamo le eccellenze, quello che nessuno sa fare o può meglio di noi (design, fashion, food e turismo artistico-culturale) ma creiamo anche le condizioni per la nascita di nuova tecnologia attraverso la ricerca e la collaborazione con le università scientifiche.

4. LAVORO: Ridisegnerei il sistema di welfare, proteggendo il lavoratore e non più il posto di lavoro come avviene oggi. Oggi esistono ampie fasce di categorie "protette" con vari strumenti che però non creano sviluppo bensì forniscono assistenzialismo. Abolirei la Cassa integrazione, che ha storicamente permesso a aziende decotte di continuare ad esistere, ridisegnando il sistema di welfare sul modello danese della "flessicurezza". Le aziende che il mercato ritiene non competitive devono essere chiuse, ma qualsiasi cittadino senza lavoro deve essere assistito dallo Stato, che però fornisce corsi di formazione e riqualificazione obbligatori per chi percepisce i sussidi (come avviene per esempio anche in Svizzera).

5. TAGLIO DELLA SPESA PUBBLICA: E qui il discorso è lunghissimo. Non solo occorre tagliare i costi della politica (diminuzione del numero dei parlamentari, abolizione delle Province, tetti alle consulenze) ma occorre anche concentrare le risorse su quello che crea sviluppo, azzerando clientele ed assistenzialismo.

6. PROVOCAZIONE: venderei un po' di isole minori agli stranieri. Tipo l'Elba o Ischia ai tedeschi che tanto le amano, oppure Capri ai russi, oppure l'Isola di San Marco a Venezia agli arabi. E così abbatterei il debito pubblico, immediatamente liberando risorse per lo sviluppo del Paese.


MARGHERITA PAGANI

“Iniziative ad impatto sociale su misura delle persone e dei loro bisogni reali”

Personalmente farei introdurre un sistema in grado di riconnettere i cittadini con la Pubblica Amministrazione ed i Leader Politici: vorrei vedere un paese che permette alle idee e all'innovazione di sollevarsi anche dal basso, dalla Nazione stessa, per poi raggiungere le persone che la rappresentano e che dovranno poi prendere le corrispondenti decisioni necessarie a quelle idee, se valide, di diventare realtà. Vorrei introdurre un sistema trasparente, inclusivo e meritocratico per la valutazione delle iniziative, soprattutto per quelle relative al Welfare: gli italiani hanno bisogno di riconquistare speranza per il futuro e soprattutto fiducia in coloro che sono i rappresentanti - nazionali ed internazionali - di un popolo che è pieno di risorse ma privo di direzioni ed intenti chiari. Non da ultimo, introdurrei una metodologia di sviluppo di progetti collettivi, che preveda la collaborazione complementare di pubblico e privato, profit e non profit, con l'unico fine di dare forma a dei modelli di sostenibilità e di iniziative ad impatto sociale realmente su misura delle persone e dei loro bisogni, oltre che della dimensione o scenario che si vuole innovare.


FABRIZIO BELLAVISTA

“Qual è la tua Italia ideale?”

Una mossa su due versanti (interno ed esterno).
INTERNO. Fare una grande consultazione di massa, sulla domanda:
QUALE E' LA TUA ITALIA IDEALE.

ESTERNO. Prendere 5 consulenti con esperienze governative in paesi emergenti (Cina, Corea, Brasile, Perù, Cile) per interpretare ed aiutare il governo ad attuare i feed back della ricerca.








ANDREA PEZZI


founder Ovo.com

MARCO FERRARI


Imprenditore

GIACOMO ZUCCO


Blogger a Il Fatto Quotidiano

FEDERICA PASINI


Project Manager FunMob

JACOPO TONDELLI


Giornalista

GIACOMO BIRAGHI


Urban Consultant

FRANZ BERGONZI


Architetto/docente universitario

PIETRO MONSURRÒ


Ricercatore universitario

DEBORAH SETOLA


Corporate Finance Professional

MARGHERITA PAGANI


Founder fly the gap

FABRIZIO BELLAVISTA


Digital mentor